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Bambini schedati e ordinaria violenza |
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Scritto da bruna
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Giovedì 26 Giugno 2008 14:18 |
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Un paese che ha perso la memoria. Così Amos Luzzatto, ex-presidente dell’UCEI, conclude la sua intervista pubblicata sul quotidiano Repubblica questa mattina. La questione è inerente la proposta avanzata nella giornata di ieri da parte del Ministro Maroni di prendere le impronte digitali anche ai bambini Rom. Il Ministro ha tenuto a precisare che "non si tratta di una schedatura etnica, bensì di una ulteriore garanzia per la tutela dei loro diritti e per garantire a chi ha il diritto di stare in Italia migliori condizioni di vita", ricorrendo alla revoca della patria potestà qualora il minore venga costretto all’accattonaggio. Luzzatto non teme di parlare esplicitamente di razzismo, lui no, ma l’opposizione neanche ci pensa. Dopo l’onta anche la beffa: il pacchetto sicurezza già conteneva norme fortemente lesive nei confronti della salvaguardia dei diritti del bambino. La possibilità che questi vengano rispediti indietro anche in assenza dei genitori è una disposizione umanamente e democraticamente inconcepibile, come inconcepibile è l’idea di poter schedare un bambino in rapporto alla sua appartenenza etnica, cosa che lo costringerebbe a prendere atto, sin da piccolo di una sua presunta diversità rispetto ai coetanei italiani (nonostante molti di loro siano nati in Italia e frequentino le scuole italiane). A ribaltare la situazione e a riportare il dibattito sul piano della costituzionalità di un simile provvedimento ci pensa stamane Ugo Pastore, procuratore dei minori di Ancona, il quale sottolinea come, prendere le impronte digitali solo ai Rom violi l’art.3 della nostra Costituzione, in quanto discriminatorio. Lancia dunque una proposta alternativa: le impronte digitali dovrebbero essere prelevate a tutti i cittadini, non solo ai Rom. Si levano le obiezioni dell’Unicef, del Consiglio europeo per i diritti Rom, dei Garanti per l’infanzia… Non usa mezzi termini il Garante campano, minacciando addirittura lo sciopero della fame, e non si capacita dell’assenza di reazioni ad una proposta simile, lo stesso valga per il Garante del Lazio che bolla il provvedimento come inutile e dannoso per i diritti dell’infanzia, quando invece, ad essere colpiti dovrebbero essere gli adulti responsabili di sfruttamento. Se non bastassero le obiezioni finora enucleate sarebbe il caso di dare una rispolverata alla Carta dei diritti dell’infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, dove all’articolo 2, si legge testualmente: 1) Gli Stati parti s'impegnano a rispettare i diritti che sono enunciati nella presente Convenzione ed a garantirli ad ogni fanciullo nel proprio ambito giurisdizionale, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, del fanciullo o dei suoi genitori o tutori, della loro origine nazionale, etnica o sociale, della loro ricchezza, della loro invalidità, della loro nascita o di qualunque altra condizione. 2) Gli Stati parti devono adottare ogni misura appropriata per assicurare che il fanciullo sia protetto contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivata dallo status, le attività, le opinioni espresse o il credo dei suoi genitori, dei suoi tutori o di membri della sua famiglia. Non si capisce dunque, in che modo, una norma del genere potrebbe tutelare il bambino da forme di violenza o sfruttamento. Non sarebbe forse più efficace incrementare e incoraggiare i progetti volti a creare forme di integrazione e coinvolgimento nei confronti dei rom adulti e bambini che siano in sintonia con quanto stabilito dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom che… “ ritiene che l'Unione europea e gli Stati membri condividano la responsabilità di promuovere l'inserimento dei rom e di appoggiare i loro diritti fondamentali in quanto cittadini europei, e che debbano intensificare prontamente i loro sforzi per conseguire risultati visibili in tale settore; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione europea ad avallare le misure necessarie per creare un clima sociale e politico adeguato, che consenta di porre in atto l'inserimento dei rom” Alla luce di queste considerazioni, la proposta avanzata dal Ministro leghista sembra andare in direzione diametralmente opposta, acuendo invece la spaccatura tra “noi” e “loro” e avallando quel clima di xenofobia e intolleranza che ha mostrato il suo vero volto negli ultimi tempi: perché se una bambina può essere insultata e aggredita in strada alla luce del giorno da due adulti, solo perché rom, nella generale indifferenza, e il padre viene massacrato qualche giorno dopo per aver denunciato il fatto alla stampa, allora alla deriva ci siamo già arrivati e fermarla diventa difficile… |
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 26 Giugno 2008 14:21 )
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Un paese alla deriva: Il cuore nero dell`Italia svelato da Nazirock ha ricominciato a battere; Dibattito e proiezione del documentario a Orvieto il 14 Giugno |
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Scritto da Emanuele Gentili
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Lunedì 09 Giugno 2008 20:11 |
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Fascismo e antifascismo, categorie che fino a qualche anno fa sembravano superate, obsolete, e inerenti solo una certa aria di sinistra incapace di guardare avanti svincolandosi così da vecchi schemi del passato, tornano oggi a galla cariche di nuova forza. C’è un atteggiamento fascista che attraversa lo stivale da nord a sud, dalla schedatura dei nomadi (italiani per la maggio parte) all’interno dei campi rom, ai roghi di Ponticelli, alla caccia all’immigrato irregolare perseguibile penalmente solo perché clandestino, ai pestaggi a danno dei cosiddetti “diversi”, fino all’omicidio. C’è un clima di intolleranza che si nutre di paura, di informazione falsata, di allarmismo, il tutto con l’avallo di una classe politica al potere che attraverso provvedimenti ad hoc ha dato ampio spazio all’esplosione della violenza privata. Tornare a parlare di fascismo e antifascismo ha ancora senso. Perché laddove vengono palesemente violati i principi più elementari di libertà e democrazia, quelli sanciti dalla nostra costituzione, è inevitabile tornare indietro storicamente e trovare quel filo conduttore che non si è mai spezzato. Discriminare una persona in base al colore della pelle, alla religione, all’appartenenza etnica, all’orientamento sessuale, significa andare contro tutte le conquiste fatte a caro prezzo nel corso dei secoli, confluite non solo all’interno della nostra Carta Costituzionale ma anche in una “Dichiarazione universale dei diritti umani”. |
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Giugno 2008 20:22 )
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Scritto da bruna
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Venerdì 06 Giugno 2008 14:47 |
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Domani pomeriggio, sabato 7 giugno a partire dalle ore 18.00, si terrà presso la libreria Parole Ribelli di Orvieto, un aperitivo musicale organizzato dal Comitato Cittadino Antifascista di Orvieto. Un’occasione per ritrovarsi, passare qualche ora insieme e parlare delle prossime iniziative.
Vi attendiamo numerosi! |
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Italia invasa dai rom? I dati dicono altro |
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Scritto da bruna
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Giovedì 22 Maggio 2008 13:34 |
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Pagina 1 di 2 In Ue sono 9-12 milioni. Circa 300 mila vivono in Francia, 300 mila nel Regno Unito (300 mila), 800 mila Bulgaria, Spagna e Ungheria. Italia al quattordicesimo posto tratto da il Redattore sociale Non esiste un’unica popolazione rom o “zingara” e non esiste soprattutto ancora un censimento ufficiale in Europa su di loro. Secondo gli studiosi, le popolazioni rom sono infatti una «galassia» di minoranze che però non hanno la stessa storia, né una cultura omogenea o un'unica religione. In comune hanno una lingua di ceppo indiano, anche se i diversi gruppi parlano dialetti con molte differenze, dovute ai molteplici prestiti linguistici mutuati dal Paese in cui si sono radicati. È difficile quindi stimare quante persone appartengano a questa galassia di minoranze. Si parla di dodici-quindici milioni di individui in tutto il mondo: la maggior parte vive in Europa di cui il 60-70% nei Paesi dell'Est. Per approfondire l'argomento: www.osservazione.org
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 22 Maggio 2008 13:44 )
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Immigrazione: Apriamo al dibattito e al confronto, facciamo circolare un’informazione corretta |
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Scritto da bruna
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Martedì 20 Maggio 2008 15:04 |
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Al momento della sua costituzione avvenuta a dicembre dello scorso anno, il Comitato cittadino antifascista aveva posto tra i suoi obiettivi fondanti la lotta al razzismo e alla xenofobia attraverso un tentativo di sensibilizzazione pubblica sui temi relativi all'accoglienza e alla valorizzazione della diversità. Già a gennaio un primo passo è stato fatto con l'esposizione di una mostra fotografica sui migranti, e un incontro/dibattito che affrontava il tema del multiculturalismo. Alla luce degli ultimi fatti di cronaca che hanno registrato un crescendo di intolleranza e violenza non solo nei confronti degli stranieri (vedi i tragici fatti di Verona), a fronte di un'informazione faziosa che fa del sensazionalismo la sua unica arma, riteniamo sia indispensabile agire a livello capillare, aprendo spazi di dibattito e di confronto anche in ambito locale, affinché a passare sia un'informazione corretta; il paradigma secondo cui tutti gli stranieri vengono in Italia per delinquere, tutti i romeni sono stupratori, tutti i rom rapiscono i bambini, non può passare come un dato reale, altrimenti dovrebbe passare anche il dato che tutti gli austriaci sono pazzi maniaci omicidi (vedi i due recenti episodi di cronaca). I dati statistici dicono cose ben diverse: dicono che la maggior parte delle violenze sessuali vengono commesse all'interno della cerchia di amici e parenti, dicono che buona parte delle morti (uno su sei secondo le statistiche, come racconta il bel libro di Marco Rovelli, "Lavorare uccide") e degli incidenti sul lavoro sono a carico di immigrati il più delle volte non denunciati perché si tratta di lavoro nero, dicono che… "Sono tra 9 e 12 milioni i rom che vivono in Europa e l'Italia non è affatto invasa: è quattordicesima con 150 mila presenze. La maggiore presenza in Romania (1,2 milioni), seguita da Bulgaria, Spagna e Ungheria (800 mila); 340-400 mila in Francia, 300 mila nel Regno Unito. In Italia sono 150 mila (lo 0,25% della popolazione italiana, la percentuale più bassa dell'Europa mediterranea). Metà dei Rom presenti in Italia ha la cittadinanza italiana; tutti gli altri sono extracomunitari (provenienti soprattutto dalla ex Jugoslavia) o cittadini comunitari della Romania. La stragrande maggioranza è stanziale; molti non hanno nessuna esperienza di nomadismo ." (fonte "Redattore sociale") Esiste un problema nel nostro paese e questo problema non si chiama sicurezza o immigrazione, si chiama piuttosto instabilità sociale che tocca in prima persona il singolo cittadino, si chiama incapacità di dare risposte adeguate a quelle che sono le problematiche del mondo del lavoro, le emergenze abitative… e, non ultima, incapacità di dar vita a reali politiche di integrazione. Per questo, in vista dell'approvazione di un pacchetto sicurezza che "legittima" l'intolleranza e la xenofobia (come denunciato da buona parte della stampa estera), accogliamo di buon grado l'appello lanciato da Rodolfo Ricci e diamo la nostra disponibilità per realizzare insieme iniziative capaci di affrontare in maniera adeguata i suddetti temi. |
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Pronto il pacchetto sicurezza: un commissario per i rom |
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Scritto da bruna
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Martedì 13 Maggio 2008 15:30 |
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Nel 'pacchetto sicurezza' che la settimana prossima verra' discusso dal Consiglio dei ministri ci sara' anche un capitolo relativo alla criminalita' organizzata. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nella conferenza stampa al Viminale seguita all'incontro con il sindaco di Milano Letizia Moratti. I capitoli del provvedimento - che oggi Maroni discutera' in un vertice a Palazzo Chigi con i colleghi della Difesa, della Giustizia, degli Esteri e delle Politiche comunitarie - saranno fondamentalmente cinque. "Il primo - ha spiegato Maroni - riguardera' il contrasto all'immigrazione clandestina dai Paesi extracomunitari, il secondo la gestione dei rapporti con i Paesi neocomunitari, in particolare la Romania, il terzo il ruolo delle comunita' locali, sindaci in testa e la prevenzione e gestione dei fenomeni criminosi". Il quarto capitolo riguardera' "le sanzioni penali per alcuni nuovi reati, tra cui quello di immigrazione clandestina: punto, questo, che dovra' essere valutato con attenzione con il ministro della Giustizia". Quinto capitolo quello della "sicurezza legata alla criminalita' organizzata, con una serie di provvedimenti urgenti tesi a migliorare la sicurezza dei cittadini". "Entro un paio di giorni, al massino entro fine settimana, firmero' il decreto che conferisce poteri strordinari al prefetto di Milano nella gestione dell'emergenza Rom", ha annunciato Maroni ricordando che l'attribuzione di questi poteri al prefetto del capoluogo lombardo era prevsta gia' dall'art.2 del 'Patto per la sicurezza'. "Gli Uffici mi hanno spiegato - ha aggiunto- che il provvedimento era gia' pronto e che Amato non l'aveva ancora firmato". (AGI) - Roma, 13 maggio - |
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Scritto da Staff
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Martedì 06 Maggio 2008 10:57 |
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Nicola Tommasoli, il ragazzo pestato da 5 naziskin l'atra sera solo per aver rifiutato loro una sigaretta, non ce l'ha fatta. E mentre c'è una famiglia che si chiede il perchè di una morte così assurda, il presidente della Camera, Gianfranco Fini dichiatra che si, è grave che un ragazzo sia morto, ma molto più grave è bruciare una bandiera israeliana... perchè dietro a questo gesto c'è una matrice ideologica di odio e di violenza, mentre dietro l'omicidio di Nicola ci sarebbe solo... un gruppo di fascisti. Natural born nazi Gianfranco Bettin Hanno allevato la bestia per anni, l'hanno nutrita di odio, aizzata con parole e metafore, facendo i finti tonti sul nesso tra parole e fatti, tra metafore e gesti. L'hanno allevata così, chiudendo occhi e orecchi quando mordeva gli «altri». Ora che, a morte, ha colpito «uno di noi», ora che la bestia è uscita dal recinto in cui si poteva tollerarla e magari utilizzarla - con le sue prepotenze, le sue aggressioni squadristiche, la sua presunzione d'impunità - ora che sul «suolo natio» ha sparso il «sangue nostro», nessuno la conosce più come figlia propria. Il retaggio di questa intima conoscenza, tuttavia, si rivela, nitido, in molti commenti della destra veronese e veneta, nel tentativo di ridurre l'aggressione omicida a ragazzata finita male o a mera bravata di deficienti o a effetto di un vuoto di valori. Cazzate, o, appunto, istintiva, se non cosciente, volontà di sradicare l'accaduto dal suo autentico terreno di maturazione. Questi giovani sono tutt'altro che vuoti di valori. Ne sono invece pieni: danno valore alla forza, alla violenza celebrata e praticata, all'onore che deriva dalla sua cameratesca condivisione, ai miti pagani e/o cristiani o al ciarpame che gli spacciano per tali, all'ordine gerarchico e allo spazio vitale di cui si sentono guardiani. È una predicazione attiva quella di cui sono stati bersaglio, a Verona come sulla scena nazionale, dove questi stessi «valori» vengono correntemente spacciati e dove il linguaggio delle armi «nostrane» e dello stigma da imprimere agli «altri» è corrente, anche da scranni istituzionali. Una predicazione che li ha raggiunti fin dai primissimi anni, fino a fargli sentire come naturale e legittimo questo modo di essere, certo rielaborato a modo proprio e portato all'estremo, ma niente affatto alieno dal contesto. Alieni sono gli altri, quelli da cacciare. «Natural born nazi», checché ne dica Fini, che non vede in loro contenuti ideologici e antisemiti e per questo sembra reputare più gravi dei fatti di Verona quelli di Torino in cui sono state bruciate le bandiere israeliana e americana. E nemmeno «deficienti», ma perfettamente integrati nella società locale: un bravo pargolo di buona famiglia, un metalmeccanico, un promotore finanziario, ad esempio, come quelli che hanno aggredito e ucciso Nicola. C'è da scommettere che, a parte che erano nazistoidi, e che andavano in curva con gli ultras veronesi, a parte che avevano accumulato una ricca esperienza di violenze e prepotenze, a parte questo, c'è da scommettere che per tutti erano dei «bravi ragazzi» e che nessuno «l'avrebbe mai detto». C'è da stare sicuri che un sacco di gente sapeva benissimo che cosa combinavano in curva a danno di immigrati e di avversari politici, e che cosa poteva costare incrociarli nelle zone che consideravano territori propri. Lo sapevano, ma non gli creava problemi. Non era ancora morto nessuno, e per di più si trattava di vittime «aliene». Non contavano. Dicono, da destra, che l'aggressione omicida non aveva contenuto politico: in un certo senso è vero, ma ciò la rende ancora più inquietante. Perché gratuita espressione di un puro odio cresciuto così tanto da farsi indiscriminato: vomita addosso a chiunque il veleno diffuso per anni nell'aria, e conferma l'antica terribile legge per cui chi offende e perseguita i diversi, i deboli, gli «altri», prima o poi offenderà e perseguiterà tutti. Tratto dal Manifesto di oggi |
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 06 Maggio 2008 12:37 )
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Viaggio in musica per riscoprire la Resistenza |
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Scritto da bruna
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Giovedì 24 Aprile 2008 11:10 |
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Il Comitato Cittadino Antifascista, in occasione della Festa della liberazione, promuove insieme alla Libreria Parole ribelli: la presentazione del testo di Gioacchino Lanotte Cantalo Forte- La Resistenza raccontata dalle canzoni Un viaggio in musica attraverso i canti partigiani elaborati dal ’43 al ’45 fino ad arrivare ai giorni nostri, in quelle che sono state le rielaborazioni successive di ideali e valori che non hanno mai smesso di essere vivi. La musica diventa dunque il pretesto per ripercorrere le vicende di quegli anni, raccontando quella che fu la Resistenza partigiana e le varie anime che la mossero, gli ideali, le somiglianze e le differenze esistenti fra i diversi gruppi, fino ad arrivare a ciò che la rende attuale ancora oggi. L’appuntamento è fissato per il 26 aprile, posticipato di un giorno rispetto all’anniversario della Liberazione, ma il significato che gli si vuole dare è analogo: ribadire la necessità di tenere vivi e desti i sentimenti che portarono all’abbattimento del fascismo, la richiesta della libertà e della democrazia. Per questo il Comitato cittadino invita la cittadinanza tutta a prendere parte all’evento che si terrà sabato 26 aprile alle ore 18.30 presso la libreria Parole ribelli, C.so Cavour 3, Orvieto. Sarà presente l’autore accompagnato dalla sua inseparabile chitarra, e da alcune proiezioni video. Segue aperitivo nel cortile interno alla libreria. ”Del lavoro di Lanotte, già autore assieme a M. Peroni di un volume su Tenco e di svariati saggi, nonché docente all’Università Cattolica di Milano, si apprezza la prosa asciutta e precisa, del tutto priva di facili artifici retorici, e soprattutto il rigore filologico che caratterizza le pagine dedicate all’analisi dei canti: la precisione delle ricerche condotte lo porta ad illustrare al lettore non solo l’ascendenza (talvolta complicata) di certi brani, ma anche le diverse redazioni che il testo ha subito nel corso delle varie fasi storiche che ha attraversato. Notevole anche l’attenzione alla contemporaneità: nella parte dedicata ai canti sulla Resistenza, l’autore sottolinea la scoperta che i giovani del ’68 fecero dei movimenti partigiani, l’oblio dei materialistici anni ’80, e poi il fiorire di una nuova sensibilità nel corso dei ‘90, che ha portato artisti come i Modena City Ramblers e Francesco De Gregori (giusto per citare quelli più famosi) a confrontarsi con una pagina così tragica della nostra storia.”(recensione Di Marco Lo prete). Cantalo Forte- La Resistenza raccontata dalle canzoni- Di Gioacchino Lanotte Edizioni Stampa alternativa/Nuovi equilibri |
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 24 Aprile 2008 11:12 )
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