Il Comitato Cittadino Antifascista, in occasione della Festa della liberazione, promuove insieme alla Libreria Parole ribelli:
la presentazione del testo di Gioacchino Lanotte
Cantalo Forte- La Resistenza raccontata dalle canzoni
Sabato 26 aprile alle ore 18.30 presso la libreria Parole ribelli, C.so Cavour 3, Orvieto.
Un viaggio in musica attraverso i canti partigiani elaborati dal ’43 al ’45 fino ad arrivare ai giorni nostri, in quelle che sono state le rielaborazioni successive di ideali e valori che non hanno mai smesso di essere vivi. La musica diventa dunque il pretesto per ripercorrere le vicende di quegli anni, raccontando quella che fu la Resistenza partigiana e le varie anime che la mossero, gli ideali, le somiglianze e le differenze esistenti fra i diversi gruppi, fino ad arrivare a ciò che la rende attuale ancora oggi.
L’appuntamento è fissato per il 26 aprile, posticipato di un giorno rispetto all’anniversario della Liberazione, ma il significato che gli si vuole dare è analogo: ribadire la necessità di tenere vivi e desti i sentimenti che portarono all’abbattimento del fascismo, la richiesta della libertà e della democrazia.
Sarà presente l’autore accompagnato dalla sua inseparabile chitarra, e da alcune proiezioni video.
Segue aperitivo nel cortile interno alla libreria.
”Del lavoro di Lanotte, già autore assieme a M. Peroni di un volume su Tenco e di svariati saggi, nonché docente all’Università Cattolica di Milano, si apprezza la prosa asciutta e precisa, del tutto priva di facili artifici retorici, e soprattutto il rigore filologico che caratterizza le pagine dedicate all’analisi dei canti: la precisione delle ricerche condotte lo porta ad illustrare al lettore non solo l’ascendenza (talvolta complicata) di certi brani, ma anche le diverse redazioni che il testo ha subito nel corso delle varie fasi storiche che ha attraversato.
Notevole anche l’attenzione alla contemporaneità: nella parte dedicata ai canti sulla Resistenza, l’autore sottolinea la scoperta che i giovani del ’68 fecero dei movimenti partigiani, l’oblio dei materialistici anni ’80, e poi il fiorire di una nuova sensibilità nel corso dei ‘90, che ha portato artisti come i Modena City Ramblers e Francesco De Gregori (giusto per citare quelli più famosi) a confrontarsi con una pagina così tragica della nostra storia.”(recensione Di Marco Lo prete).
Cantalo Forte- La Resistenza raccontata dalle canzoni- Di Gioacchino Lanotte
Edizioni Stampa alternativa/Nuovi equilibri
Sabato 19 alle ore 21:00
incontro con il regista Claudio Lazzaro
e proiezione del film documentario “NAZIROCK”
al centro sociale ex mattatoio
di Perugia.
a seguire concerto
per info www.csoaexmattatoio.org
Hanno tra i 17 e i 27 anni: sono accusati di incitamento alla discriminazione, odio e violenza per motivi razziali
BOLZANO - Sedici neonazisti arrestati in Alto Adige in una vasta operazione lanciata dalla polizia di Bolzano e chiamata «Odessa», con ordini di carcerazione e perquisizioni a Merano e in alcune località vicine. Una cinquantina le perquisizioni, con sequestro di materiale. Il blitz arriva alla fine di una complessa indagine che ha permesso di individuare un consistente gruppo di naziskin, tutti tra i 17 e i 27 anni. Sono accusati di incitamento alla discriminazione, odio e violenza, per motivi razziali, etnici e nazionali. Nel Meranese, anche recentemente, erano state segnalate aggressioni da parte di naziskin e c’era stata una manifestazione di protesta dei cittadini. Le indagini hanno ricostruito l’inquadramento gerarchico all’interno del gruppo che seguiva precisi rituali simbolici ispirati al nazismo.
SIMBOLI NAZISTI - Punto di ritrovo era una costruzione in legno nei boschi di Saltusio, in val Venosta. Sulla porta c’era la scritta «ein Tirol» («un solo Tirolo»), nome di un gruppo terroristico irrendentista che operava in Alto Adige degli anni ‘80. Nella capanna c’erano i simboli della ideologia hitleriana: croci uncinate, drappi, emblemi nazisti inneggianti al Terzo Reich, bandiere di guerra della marina tedesca. Lì si svolgevano incontri rituali per consacrare l’ingresso formale nel gruppo di nuovi affiliati. Il gruppo era in contatto con movimenti di estrema destra attivi in Austria, Svizzera e Germania. Nel 2001 e nel 2006 c’erano state altre operazioni contro gruppi naziskin sudtirolesi, con una decina di arresti e condanne. Ad alcuni giovani fu imposta la partecipazione a corsi di democrazia.
Da corriere.it
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Da Repubblica
Polemica sul film di Claudio Lazzaro dedicato ai giovani neofascisti
Diffida del movimento di estrema destra: le sale rinuncino a proiettarlo
“Montato ad arte per screditarci”
Il regista: “Speravo fosse punto di partenza per un dibattito
molte persone stimate dalla destra avevano espresso consensi”
di FEDERICO CAPITONI
ROMA – “Sono triste perché pensavo che questo documentario fosse un punto di partenza per un dibattito”. Più che rabbia Claudio Lazzaro, regista di Nazirock, documentario sui giovani neofascisti, manifesta desolazione. Il film doveva essere proiettato ieri in anteprima al cinema Anteo di Milano e dal 4 aprile, per due settimane, al Politecnico Fandango di Roma. E invece da Forza Nuova è arrivata una diffida che invita le sale a rinunciare alla programmazione.
I motivi si leggono nella raccomandata: il film conterrebbe “immagini, affermazioni, frasi, scene, ricostruzioni, gravemente diffamatorie del movimento”. Secondo l’addetto stampa della federazione romana di Fn infatti, “il montaggio è elaborato ad arte per screditarci, e il fatto che esca in piena campagna elettorale, rivela intenzioni non proprio limpide”.
Nazirock è uno spaccato del mondo neofascista italiano attraverso la musica, i raduni, gli scontri, il look (l’unica persona coi capelli lunghi che appare nel filmato è Alessandra Mussolini) dei giovani che aderiscono all’estrema destra. “Tra l’altro – prosegue Lazzaro – molte persone stimate dalla destra hanno espresso il loro consenso. Massimo Fini doveva addirittura presentarlo con me a Milano”.
Il colmo, per il regista, è che la diffida lamenti persino l’assenza di un’autorizzazione per le esecuzioni di brani musicali: “Pretendono la liberatoria per un cantante che incita alla violenza. Io sono solo un testimone di quello che questi giovani dicono o cantano”.
Niente film in sala dunque, ma la copia in dvd resisterà. Da oggi sarà in vendita presso le librerie Feltrinelli, film più libro. “Il cinema – afferma Lazzaro – dovrebbe essere uno spazio di libertà, mi dispiace che si preferisca annegare il film nella censura basata sulle minacce”.
(3 aprile 2008)
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Come ogni anno, ieri io ero li, io che ancora ci sono, io che ancora ci credo!
Come ogni anno il 29 marzo anche quest’anno ero li a commemorare, questi sette eroici “ragazzi” che sono morti per contribuire a regalarci un pezzetto della Libertà di cui oggi godiamo, prima fra tutte la liberazione dal fascismo.
Un contributo grande, un tributo atroce, per loro stessi che hanno rinunciato alla gioventù e alla vecchiaia, per le loro madri morte disperate, e per i loro figli, cresciuti orfani.
Uno di questi orfani era mio padre, che mi ha cresciuta tramandandomi la spirito antifascista come un valore dal quale non si puo’ e non si deve prescindere.
Per questo motivo non mi sono sentita affatto offesa ne prevaricata quando ieri a Camorena i ragazzi del comitato antifascista cittadino sono intervenuti per leggere un comunicato, anzi mi sono sentita montare dentro un grande senso di gratitudine verso chi, come i 7 martiri, ha avuto il coraggio di parlare, anzi di gridare le proprie ragioni, così ho deciso di togliermi dalla pompa istituzionale, di banda e fasce tricolori, e camminare accanto a loro.
Già qualche anno fa ero passata sopra a un altro “incidente diplomatico” da parte del Comune di Orvieto che aveva invitato alla commemorazione le guardie del pantheon, a rappresentare i Savoia col loro scudo sabaudo, ma quello che successo quest’anno è stato veramente troppo,
Alle ore 17 si doveva tenere, sotto il patrocinio del Comune di Orvieto, a palazzo dei 7 un dibattito appunto sui fatti di Camorena, peccato che alla stessa ora il Comune stesso concedeva alla Destra di Storace, il permesso di un comizio nell’adiacente Piazza Della Repubblica.
Più che una caduta di stile, oserei definirla uno scivolone, quello sì offensivo e lesivo per la memoria dei caduti e dei familiari che come me ancora ci sono, e ancora ci credono.
Vorrei sapere, se resta un pizzico di onestà intellettuale, nel consiglio comunale Orvietano, cosa è successo, quale è stato il disguido o la dimenticanza.
Credo che le scuse per lo spiacevole episodio ce le debbano quanti hanno sottoscritto l’autorizzazione al Comizio fascista, non chi ha avuto il coraggio di parlare.
Non abbiamo bisogno di chi si ricorda dei 7 martiri il 29 marzo con una corona d’alloro, e poi magari se ne dimentica quando concede la piazza ai seguaci di chi li ha fucilati.
Noi, specialmente noi familiari, i 7 martiri li ricordiamo e li onoriamo ogni giorno della nostra vita.
Ci tengo inoltre a precisare che le autorità hanno deciso di rinunciare a prendere le generalità quando una buona parte degli astanti ha tirato fuori i documenti, in segno di solidarietà per essere identificati a loro volta, a prova del fatto che la disapprovazione non era proprio così plateale.
Un ultimo appunto ai “giornalisti” come Anselmi e Lattanzi che stamattina hanno sguazzato sui fatti non conoscendone o travisandone i contenuti.
Consiglio loro, quando si accingono scrivere un articolo, di documentarsi meglio, così, tanto per deontologia professionale.
Ci tengo a precisare che il piombo che uccise i 7 martiri ero solo e unicamente fascista, dei fascisti locali, infatti, dalle carte processuali, si evince che tutte le massime cariche del presidioTedesco a Orvieto erano state urgentemente richiamate a Roma a causa dello scompiglio causato dall’eccidio delle Fosse Ardeatine reso noto alla popolazione il 27 marzo 44.
La nota avversione delle autorità locali fasciste, lasciate praticamente sole a governare la città, nei confronti di mio nonno Ulderico Stornelli, come si legge anche nel libro di Cesare Corradini, fece precipitare gli eventi.
Questi sono i fatti, questa è la Storia.
Un grazie particolare quindi, da parte mia ai ragazzi del Comitato Antifascista, per il coraggio, l’impegno e la passione sottolineando che agiscono senza nessun secondo fine elettorale in quanto non sono un partito, né di lucro visto che si autofinanziano.
L’anno prossimo se ci sarò, sarò ancora al loro fianco, insieme a loro perchè noi, purtroppo o per fortuna ancora ci crediamo!
Serenella Stornelli
No commentsLettere
Tornare a Camorena con uno spirito diverso, questo è quanto si propone il Comitato cittadino antifascista.
La ricorrenza del 29 marzo segna una data importante per questa città: 7 uomini innocenti trucidati da fascisti solo perché stavano dalla “parte sbagliata”, quella che al fascismo si opponeva, quella che rifiutava la chiamata alle armi, quella che aveva scelto la resistenza sacrificando la vita stessa.
Una ricorrenza che anche per il Comitato ha un valore profondo per le implicazioni storiche ma anche per il messaggio di grande attualità che da quell’evento è possibile ancora recuperare: i valori della libertà e della democrazia. Per non dimenticare che esistono ancora forme di fascismo che vanno combattute.
Una ricorrenza che vogliamo venga spogliata dalla retorica e torni ad essere realmente di popolo.
Per questo già dalla mattina è previsto un corteo fino al Cippo dei 7 Martiri, con partenza dal piazzale delle scuole a Ciconia alle ore 10.00.
Nel pomeriggio, invece, l’incontro “Percorsi di memoria” ci aiuterà a tracciare un affresco storico e quotidiano del periodo in cui avvennero i tragici eventi, in compagnia di Serenella Stornelli, nipote di Ugo Stornelli, e di testimoni dell’epoca.
Atrio del Palazzo dei Sette, ore 17.00
Per concludere la giornata: Concerto presso la Bottega di pittura Sugana, alle ore 21.00 con
Organicanto, OGM, Sudden Quartet
Ciarrapico: ”Resto fascista”. Bufera nel Pdl
L’editore: ”Mai rinnegato il fascismo”. Fini: ”Non lo abbiamo scelto noi”. Fiamma Nirenstein: ”Sono antifascista”. Dal Pd Franceschini e Fassino: ”Il Pdl si sposta sempre più a destra, i moderati non lo voteranno”. Vai allo speciale. Partecipa ai nostri forum
(Adnkronos/Ign) - L’obiettivo probabilmente era quello di strappare voti alla Destra di Storace, intanto però la candidatura di Giuseppe Ciarrapico ha già provocato un putiferio, anche nel Pdl. In un’intervista a ‘Repubblica’ l’editore ha ribadito la propria ammirazione per il Fascismo e ha elogiato Silvio Berlusconi. ”Resto fascista e vado con il Cavaliere” ha detto Ciarrapico al quotidiano, provocando immediate reazioni nel mondo politico. “Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici” ha aggiunto. “L’ultima volta che sono stato a Predappio - ha continuato l’editore - era, mi pare, ottobre. Sedicimila persone. E quando prendo la mia barchetta in estate e vado a Gallipoli faccio sempre un salto dov’è sepolto Starace”.
Quanto a Berlusconi, “con lui l’amicizia è di antica data. E il suo ingegno è davvero raro. Sabato al Palalido di Milano ho conosciuto la potenza di questo movimento” ha affermato Ciarrapico.
Netto il commento di Gianfranco Fini, che non nasconde la perlessità per la decisione di candidare Ciarrapico. “Fosse dipeso da noi… Non è stata una nostra scelta”. Ad ogni modo, ”quello che avevo da dire l’ho detto a suo tempo” aggiunge il leader di An riferendosi al suo viaggio in Israele, da dove defini il fascismo “il male assoluto”.
Neanche il tempo di presentare la propria candidatura nel Pdl, che anche Fiamma Nirenstein - che vive in Israele - è costretta a intervenire. ”Sono antifascista, non sono compatibile con nessuno che dica di non rinnegare il fascismo: se incontrerò Ciarrapico gli dirò ciò che penso da sempre”. Per la giornalista, quella di Ciarrapico è una posizione che ”non ha nulla a che vedere con il Pdl”. ”Ho visto Fini con la kippah andare a chiedere scusa a Gerusalemme - ricorda Nirenstein - per quanto è accaduto e ho potuto valutare bene il suo coraggio. Sicuramente nel Pdl ci sono grandi differenze di posizione, ma questo accade anche nel Pd”.
Dal Pdl, il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, assicura che ”FI e il Pdl hanno un chiaro connotato liberale ed antifascista” mentre ”oggi il governo italiano fa una politica estera ambigua, chiaramente antisraeliana e segnata da una incredibile doppiezza per quello che riguarda l’Iran”.
”Se vincerà, il centrodestra riprenderà la politica filoamericana e filoisraeliana che il governo Berlusconi, con Fini agli Esteri, condusse per cinque anni. Il resto -sottolinea l’esponente azzurro- riguarda polemiche di basso profilo e interviste per nulla condivisibili”.
Una condanna senza appello per le parole di Ciarrapico arriva però dagli esponenti del Partito democratico. “Berlusconi ha riempito le sue liste di ogni cosa: prima Fini, la Mussolini e poi Ciarrapico, che si è detto orgoglioso di essere fascista. Penso che i moderati e le persone per bene faranno fatica ad accettare questo spostamento a destra irreversibile e inarrestabile da parte del Pdl” nota il vice segretario del Pd Dario Franceschini. Secondo Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd e candidata presidente della Regione Sicilia, “la candidatura di Ciarrapico ha un aspetto positivo, svela la vera natura del Popolo delle libertà, che è in modo incontrovertibile un partito di destra”. “Con la candidatura di Ciarrapico, per Berlusconi il dado è finalmente tratto -aggiunge Finocchiaro- Emerge infatti con chiarezza la vera natura del PdL, un partito di destra, conservatore, estremista e fascista”. Il ministro Paolo Gentiloni, candidato nel Lazio, si chiede a questo punto se Berlusconi rinnegherà la candidatura di Ciarrapico, visto che l’editore non rinnega il fascismo. “Un partito che si richiama alla parola libertà -aggiunge- non può portare in Senato un convinto sostenitore della dittatura fascista. Il leader del Pdl in passato aveva sempre detto parole chiare di condanna del fascismo. Ora, per qualche piccolo calcolo elettorale, le ha dimenticate”. Per Piero Fassino infine quella di Ciarrapico è “una sconcertante e spudorata apologia del fascismo che toglie ogni alibi e conferma che il Pdl altro non è che un partito di destra, con inquietanti pulsioni reazionarie”.
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E’ di qualche settimana fa un ampio servizio reportage apparso su Repubblica (pubblicato anche su questo sito) relativo alla presa sempre maggiore che i movimenti neofascisti hanno su un pubblico di giovani e giovanissimi.
I luoghi scelti per condurre l’inchiesta sono le due metropoli italiane per eccellenza, Roma e Milano, dove la presenza di formazioni “nere” trova seguito presso i gruppi studenteschi, tanto da monopolizzare la consulta degli studenti.
Indispensabile fare dunque una riflessione e prendere atto di fatti che si verificano quotidianamente, non solo all’interno delle grandi città. I due giornalisti, autori del servizio, non hanno alcuna difficoltà a parlare esplicitamente di neofascismo riferendosi a questi ragazzi, alle cui spalle ci sono i vecchi militanti della stessa area.
Da una simile presa di coscienza è nato ed è attivo sul territorio orvietano il Comitato Cittadino Antifascista, che ha deciso di avviare una serie di iniziative volte non solo al recupero di una memoria storica funzionale alla comprensione di fenomeni che tornano ad essere più che mai attuali, ma anche all’analisi di quegli stessi fatti alla luce di quanto riferito dai mezzi di informazione.
A partire dalla fine di dicembre la cittadinanza è stata invitata a prendere parte ad una serie di incontri dedicati a temi diversi: dal neofascismo oggi in Italia con relatore Aldo Pavia il 20 dicembre e Federico Fornaro il 2 febbraio, ai temi legati all’intolleranza e al multiculturalismo con il prof. Roberto Gatti, all’omofobia con proiezione del documentario Paragrafo 175 e l’intervento di Roberto Mauri, membro del Comitato provinciale Arcigay-Arcilesbica Omphalos Perugia.
Gli incontri sono stati accompagnati da una serie di mostre fotografiche e documentarie allestite all’interno della Chiesa di San Rocco, relative alle stesse tematiche.
Gli sforzi profusi dal Comitato hanno prodotto risultati di non poco conto: il più evidente è stato, senza dubbio, la sentita partecipazione alla manifestazione indetta per lo scorso 1 febbraio seguita, la sera stessa, dal concerto dei Bisca Zulu presso la Sala polivalente di Allerona Scalo.
Un percorso appena iniziato e che continua grazie alla volontà di un valido gruppo di persone, fermamente convinte della necessità di adoperarsi contro ogni forma di intolleranza e per la riattualizzazione dei valori della resistenza.
Gli obiettivi rimangono quelli espressi all’interno del manifesto programmatico, con l’obiettivo fondamentale di ottenere il massimo coinvolgimento soprattutto da parte delle fasce più giovani.
Per le attività del Comitato, il prossimo appuntamento, carico di grande valore storico anche per la città, sarà il 29 marzo, anniversario dell’eccidio di Camorena.
Il solito Pansa e la ricostruzione del “Calendario del PopoloMaria
di Rosa Calderoni
«Giudicato in contumacia, lo condanna a morte mediante fucilazione da eseguirsi da chiunque, in qualunque luogo e momento». La terribile sentenza è emanata dal “Tribunale delle formazioni partigiane presso il Comando 8ª Brigata Garibaldi Romagna” e porta la data del 22 aprile 1944. Sentenza eseguita. Così è morto a 38 anni Riccardo Fedel, nome di battaglia LiberoRiccardi, già comandante, fino al marzo di quell’anno, della stessa 8ª Brigata. Un episodio tragico, di giustizia dura ma ineluttabile, che si inserisce nelle condizioni particolarmente spietate in cui si svolge la lotta partigiana in zona operazioni Alta Romagna.Nelle trenta righe della sentenza, oltre che di disobbedienza agli ordini, insubordinazione e appropriazione di una ingente somma di denaro, è il Fedel accusato di «mantenere contatti segreti con il comando della Milizia fascista di Santa Sofia e di Bologna, nonché con il comando tedesco di Castrocaro»; e di «aver tentato di fare arrestare e fucilare il nuovo comandante Pietro Mauri, il commissario Savio, i due vice commissari di Brigata e l’ufficiale cartografo della stessa». Fucilato come traditore e spia.Non così per il solito giustiziere Giampaolo Pansa, sempre più “impegnato” nella ormai annosa crociata per la verità “sui delitti e misfatti” compiuti (e pervicacemente tenuti nascosti) durante la Resistenza soprattutto per mano dei cattivi – sanguinari – partigiani comunisti. Lui ne fa un eroe e una vittima innocente di inividie, calunnie e rivalità personali, insomma un caso di vendetta interna e di giustizia sommaria; e così la racconta nel suo nuovo libro, “I gendarmi della memoria, chi imprigiona la verità sulla guerra civile”.Peccato, Pansa non la racconta giusta, probabilmente obnubilato dal “sangue dei vinti” e pur anco dalla sua spasmodica ricerca della verità (contro “La Grande Bugia”, si sa).A coglierlo con le mani nel sacco della (voluta?) disattenzione storica e delle (volute?) lacunose ricostruzioni, è “Il Calendario del Popolo” nell’ultimo numero in distribuzione. “Pansa riabilita il ‘partigiano’ spia dei fascisti”, questo il titolo del documentato articolo a firma di Davide Spagnoli, che fa tabula rasa delle tesi di Pansa, il Gran Revisore.Semplice: Davide Spagnoli ha fatto ciò che chiunque dovrebbe fare – persino Pansa – prima di mettersi a scrivere di storia: documentarsi. Semplice, Davide Spagnoli ha consultato l’Archivio Centrale dello Stato e lì ha agevolmente trovato un fascicolo Ovra intestato proprio a un certo Riccardo Fedel. «Un fascicolo ricchissimo di delazioni – scrive Spagnoli – fatte proprio da Riccardo Fedel, documenti in cui fa i nomi di tutti quelli con iquali viene in contatto»; consegnando «anche i cifrari e tutte leindicazioni atte a colpire le organizzazioni del Pci».Altresì lì ci ha trovato «un documento, datato 14 novembre 1927, inviato dal Comando generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn) al ministero dell’Interno, otto dense pagine dattiloscritte con oggetto “Confidenze dell’ex confinato politico Riccardo Fedel, relative a un complotto comunista organizzato in Ravenna nell’anno 1925”».Non solo. Agli atti c’è anche una illuminante “lettera di accompagnamento” indirizzata in data «9 marzo 1928 dalla 49ª Legione Mvsn San Marco di Venezia al comando della Coorte Mvsn (63ª Legione) Pordenone. Riservata personale. Oggetto: presentazione di un informatore del Comando Generale».Che così recita: «Il latore della presente sig. Fedel Riccardo è stato raccomandato dal Comando Generale della Mvsn quale suo informatore fiduciario sul movimento sovversivo. Egli ora, d’accordo con l’Upi del Comando Generale stesso, deve indagare su fatti e persone di Pordenone. Si informa di quanto sopra allo scopo che il Fedel non venga intralciato nella sua opera, e nei limiti del possibile sia invece aiutato. Il Console comandante la Legione Muratori».E a Pordenone che ci va a fare, il sedicente comunista Fedel? Lo dice a chiare lettere la missiva che sempre Davide Spagnoli rintraccia all’Archivio (e che, volendo, è lì a disposizione anche di Pansa, prego): si tratta della lettera “riservata” inviata dal Prefetto di Venezia alla Direzione generale di Ps del ministero dell’Interno, nella quale il funzionario informa che Fedel «ha incaricato il fascista R. di procurargli tre bombe sipe da fare esplodere alla sede del Fascio, alla sede dei Sindacati ed alla Caserma della Milizia. Tali bombe non dovrebbero recare danni alle persone madovrebbero servire a provocare disordini e conseguenti numerosi arresti di individui sospetti»…L’articolo-scoop del “Calendario” offre molti altri particolari ineditisulla tremenda storia di Riccardo Fedel. Pansa ne approfitti, non è mai tardi.
tratto da Liberazione del 5 marzo 2008
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(di Fabrizio Finzi) (ANSA) - ROMA, 26 GEN - Da anni la destra estrema rosicchia le simpatie degli ultras italiani, dirige i cori dell’Olimpico di Roma contaminado lentamente il genuino ‘credo’ calcistico dei tifosi piu’ giovani con rozzi messaggi politici. Da anni frange estreme del tifo organizzato si allenano allo scontro fisico sulle gradinate o negli immediati dintorni degli stadi.
L’inchiesta della procura di Roma che ha portato questa mattina all’arresto di una ventina di persone legate principalmente alla tifoseria laziale ed all’estrema destra, alcuni vicini a Forza Nuova, conferma quanto gli esperti dicono da mesi: gli ultras sono pronti ad intervenire anche lontano dagli stadi, ad intervenire con proteste violente dove c’e’ tensione sociale, ad esempio a Napoli per l’emergenza rifiuti.
Le norme per contenere la violenza negli stadi stanno funzionando ma hanno ottenuto un duplice effetto, i cui costi-benefici non sono ancora chiari, come assicurano da tempo al Viminale: ‘I nuovi interventi regolatori hanno reso difficile la vita agli ultras dentro gli stadi e ora registriamo pochissimi feriti tra le forze dell’ordine’. Ma le stesse fonti freddamente confermano che ‘gli episodi di violenza non sono finiti ma si sono riconfigurati e che i facinorosi, lontano dagli stadi, trovano terreno fertile per le violenze’. Come dire: li abbiamo costretti a menare le mani altrove. E gli ultras non hanno perso tempo. Come dimostra anche la recente apertura di una analoga inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli su un gruppo di ultras accusati di aver provocato le proteste di Pianura.
Solo pochi giorni prima a finire nel mirino degli investigatori erano stati i tifosi piu’ duri della curva nord del sant’Elia del Cagliari, sospettati di aver deliberatamente provocato gli incidenti sotto casa del presidente della Regione Sardegna Renato Soru, ‘reo’ di aver detto immediatamente ’si’ all’arrivo dei rifiuti campani in terra sarda.
Ma chi sono gli ultras? La curva e’ uno spaccato di questa Italia di oggi: giovani con un lavoro regolare, diversi disoccupati, ragazzini o ‘bamboccioni’; a volte ‘bambini soldato’ che nulla sanno di politica. Ma molti sono pronti ad entrare in azione, e questa e’ una certezza. Da tempo praticano lo scontro settimanale contro gli ’sbirri’ e le ‘guardie’; oggi iniziano a teorizzare la necessita’ di difendersi dai soprusi dello Stato con la violenza.
Quel che colpisce e’ che sono tanti, giovanissimi e rappresentano un fenomeno sociale in rapida evoluzione; sono una sorta di termometro da tenere sempre sotto controllo per misurare la febbre del Paese, la malattia delle periferie.
Cio’ detto, disegnare gli oltre 15 mila ultras italiani (stima Viminale) come integralisti del calcio a tempo pieno, sarebbe un errore. Chiuso l’evento sportivo il resto della settimana sono persone che fanno altro, studiano, lavorano o cercano di sbarcare il lunario. Ma sono addestrati allo scontro con la polizia e sanno come farsi notare dai media.
Da tempo avviano catene di Sms per chiamarsi a raccolta, amano l’autoreferenziale ripresa di scontri per produrre video da inserire su ‘You tube’. Tutti odiano le forze dell’ordine, detestano la politica e ridono quando gli si chiede per chi votano. Tutti descrivono una societa’ bloccata, senza speranza per il futuro.
Gente che in poco tempo pero’ potrebbe rappresentare una nuova minaccia per le istituzioni, permeabili come sono alle lusinghe dell’estrema destra ed integrati nelle realta’ locali, alcune delle quali ad alta densita’ mafiosa.
‘E’ vero, si spostano dagli stadi, ma la loro potenzialita’ d’azione rimane immutata’, segnala una fonte dell’ Antiterrorismo, confermando che questa potenzialita’ inizia ad esprimersi, lontano dagli spalti, ‘in situazioni di disagio sociale’. L’Osservatorio del Viminale sulla violenza nelle manifestazioni sportive conferma: ‘i nostri dati ci dicono che la maggior parte dei fermati sono ragazzini; e per lo Stato arrestare giovani che durante la settimana si comportano bene e’ il segno di una grande sconfitta’.
Si sta creando cosi’ un mix esplosivo tra tifo violento e disillusione politica: ‘In Italia e’ ormai chiaro che solo l’atto eclatante fa rivedere le posizioni dello Stato. Solo l’atto violento porta a dei risultati’, teorizza un ultras degli ‘Irriducibili’ della Lazio, uno dei gruppi sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti.